Dopo il fortunato film "I cento Passi" di Marco Tullio Giordana, la vita di Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino, diventa un fumetto.
Peppino
Impastato (Cinisi, 5 gennaio 1948 - Cinisi, 9 maggio 1978), è stato un
politico, giornalista e conduttore radiofonico. Ribellatosi da
giovanissimo alla stessa famiglia mafiosa dalla quale proveniva, nel
corso della sua breve vita ha combattuto la mafia con le armi più
odiate dai boss: la beffa, lo sfottò e il sarcasmo.
Dal 6 Maggio è disponibile presso le librerie e le fumetterie il fumetto "PEPPINO IMPASTATO, UN GIULLARE CONTRO LA MAFIA" 128 pagine, euro 14, edizioni Beccogiallo.
L'opera è stata sceneggiata dal giovane Marco Rizzo e disegnata dal giovanissimo Lelio Bonaccorso.
Abbiamo
contattato il disegnatore messinese Lelio B. per parlarci della sua
attività, ed in particolare, di questo suo ultimo lavoro.
Lelio a quali autori ti ispiri per il tuo tratto?
Direi
che in generale mi ispirano molto gli argentini, molto carichi
d'espressività e dal segno forte, ma il mio autore preferito è Eduardo
Risso, che fa dei personaggi e delle atmosfere il suo punto forte.
Che fumetti leggi solitamente? Segui qualche serie?
Non
leggo moltissimi fumetti, mi dedicavo a Dylan Dog ai tempi, ora
preferisco le graphic novel dove tutto inizia e finisce con un unico
autore, un paio di nomi che recentemente ho letto: Blanketts, Tre ombre
e Brancaccio, favolosi!
Quando hai deciso di intraprendere la carriera di disegnatore?
La
"chiamata" è arrivata presto, prestissimo. Già a circa sei anni avevo
in mente l'idea di fare il fumettista, a dire il vero ero in bilico tra
questo e fare l'archeologo, ma ha prevalso la prima!
Ora
passiamo al tuo lavoro, Peppino Impastato ormai rappresenta un simbolo,
quasi un feticcio, non solo un'icona della lotta alla mafia, ma
l'esempio stesso di un moderno Davide contro Golia. Come ti sei
accostato ad un personaggio tanto ingombrante?
É stata
una grande responsabilità, sia per me che per Marco [lo sceneggiatore
del fumetto Marco Rizzo ndr.], Peppino rappresenta una figura
importante nel panorama antimafia, sapevamo che ogni piccolo dettaglio
doveva essere tenuto d'occhio, quindi abbiamo cercato di portare avanti
il suo messaggio man mano che le pagine scorrevano.
Sopratutto
ricordo la tensione e l'emozione che ho avuto nell'attendere il parere
di Giovanni, il fratello di Peppino, visto che lui rappresenta il
legame più vicino a questa storia. Abbiamo cercato di raccontare di
questa persona e dì una famiglia nel modo migliore, senza pero la
presunzione di dire "abbiamo fatto un lavoro perfetto".
Pensi che il film "i Cento Passi" abbia reso giustizia alla figura di Peppino?
Il
film ha fatto un ottimo lavoro sull'immagine e sul lavoro di Peppino,
anche per questo Marco ha voluto discostarsene, dato che era inutile
seguire lo stesso filo narrativo. Abbiamo optato per una narrazione più
frammentata: non descrivendo l'intero operato di Peppino, ma
concentrandoci maggiormente su vari episodi della sua vita privata,
anche perché, se avessimo dovuto illustrare tutte le cose che aveva
fatto, mi sarei probabilmente trovato di fronte a centinaia di pagine
in più da disegnare.
Come è stato lavorare a quattro mani con lo sceneggiatore Marco Rizzo?
Io
e Marco innanzitutto siamo buoni amici, e già da tempo collaboriamo
insieme. Avevamo già realizzato varie storie per Alien Press, Tunuè e
Beccogiallo, approdando infine a quest'opera che lui stesso mi ha
proposto.
Marco, considerando che è un 26enne, fa una miriade di
cose, tra cui il traduttore di fumetti e il giornalista. È molto
impegnato sul fronte antimafia, e vi assicuro: non scherza affatto! Ha
tutta la mia stima. Quello che lui riesce a fare è fondere la fiction
con la realtà dei fatti, creando storie che ti fanno scorrere i brividi
lungo la schiena, come la descrizione della morte di Ilaria Alpi o
dell' assassinio di Peppino.
Hai dei progetti futuri in cantiere?
Per
il futuro ancora non so... nulla di certo, tranne una graphic novel
sempre in collaborazione con Marco per un editore italiano che presto
annunceremo.